Sull’H2S. Quello che gli altri non dicono. Finché…

“In data 19.08.2011 e’ stata riscontrata, da parte dell’Arpa di Siracusa, presenza di acido solfidrico (H2S) nei centri abitati di Priolo e Melilli in concentrazioni massime rispettivamente di 43,6 e 73,2 microgrammi/nanometrocubi. Quantità che hanno destato allarme tra la popolazione, considerato che l’inquinante, come da letteratura, presenta una soglia olfattiva di circa 7 microgrammi/nanometrocubi, e un limite di esposizione consigliato dall’OMS di 150 microgrammi/nanometrocubi, come media nelle 24 ore.

In data 9/09/2011, a seguito di questo evento, presso la prefettura di Siracusa, si e’ tenuta una riunione dei rappresentanti dei comuni di Melilli, Augusta, Priolo, delle istituzioni, del Cipa e dei rappresentanti degli stabilimenti industriali (Isab impianti nord; Isab impianti sud; Isab Energy e Esso italiana) che presentano acido solfidrico all’interno dei loro cicli produttivi.

Dal 22/09/2011 al 19/12/2011 presso la sede Arpa di Siracusa si sono formati tavoli tecnici di lavoro, tra l’ente preposto e industrie coinvolte, al fine di evitare e prevenire il ripetersi di tali eventi. Ma purtroppo in data 1/06/2012 un altro evento di cattiva qualità dell’aria si ripete negli stessi comuni, la maggiore concentrazione di acido solfidrico colpisce sempre Melilli con 65.3 microgrammi/nanometrocubi contro 27.5 a Priolo e 15 a Belvedere.

Dai sopralluoghi effettuati dall’Organo di controllo pare che tale gas sia fuoriuscito dalle solite 4 raffinerie, di cui sopra. In particolare: dal sistema torce, dagli impianti di trattamento acque di scarico, linee e impianti che processano detto inquinante. Inoltre, risulta L’Arpa faceva rilevare che tutte le raffinerie della zona (Esso, Isab impianti sud, Isab impianti nord, Isab Energy) non sono dotate di analizzatori che h/24 svolgono funzione di sorveglianza dei livelli di questo gas negli ambienti di lavoro. Da allora ad oggi le emissioni di H2S nel quadrilatero industriale Melililli, Priolo, Augusta e Siracusa non sono state bloccate e/o ridotte. L’odore nauseabondo di uova marce regna sovrano, colpendo le popolazioni limitrofe al petrolchimico, ma anche chi ci lavora. Sono ancora in corso le indagini e gli accertamenti della magistratura in riferimento alla triste scomparsa di un operaio (S.G.) che lavorava al CR37, un impianto della raffineria Isab impianti Nord. Inoltre, nei mesi passati 8 operai sono stati ricoverati all’Umberto I di Siracusa per intossicazione di acido solfidrico.

Megafuoriservizio a Priolo

Cosa dice il decreto 152/2006 sulle emissioni e la letteratura scientifica sull’acido solfidrico o idrogeno solforato?

L’idrogeno solforato è una sostanza fortemente velenosa, la cui tossicità è paragonabile al cianuro. È considerato, infatti, un rifiuto pericoloso dalla normativa vigente (D. Lgs. 03/04/2006 n. 152 ‐ Parte quarta ‐ Allegato D ‐ Gruppo 06, Sottogruppo 06 06, Codice 06 06 02: rifiuti contenenti solfuri pericolosi). Per chi non lo sapesse, l’H2S è un solfuro di idrogeno altamente pericoloso. A temperatura ambiente e a basse concentrazioni e’ un gas incolore che emana un fastidiosissimo e caratteristico odore di uova marce. I valori immessi nell’atmosfera da processi naturali sono inferiori a 0,001 ppm (parti per milione). Il valore di emissione dell’idrogeno solforato è riportato nel D. Lgs. 03/04/2006 n. 152 ‐ Parte quinta ‐ Allegato I ‐ Parte II. L’idrogeno solforato rientra nel punto 3, nella classe II, ed il valore di emissione ad esso associato è pari a 5 mg/Nm3 -ovvero circa 3,3 ppm.

Quello indicato dalla legislazione italiana è 3300 volte superiore a quello immesso in atmosfera dai processi naturali! Ancora più elevati sono i valori di emissione relativi alle raffinerie (Parte quinta ‐ Allegato I ‐ Parte IV Sezione 1). Al punto 1.5 è scritto “Gli effluenti gassosi degli impianti Claus devono essere convogliati ad un postcombustore. In deroga al punto 1.1, a tali impianti si applica, per l’idrogeno solforato, un valore di emissione minimo pari a 10 mg/Nm3 (ovvero circa 6,6 ppm) e un valore di emissione massimo pari a 30 mg/Nm3 (ovvero circa 19,7 ppm)”. Tali valori esorbitanti consentiti dalla legislazione italiana non prendono in alcuna considerazione i tanti effetti dannosi che il gas velenoso produce sull’uomo già a concentrazioni bassissime.

Uno studio scientifico di recente pubblicazione (D’Orsogna e Chou, 2007 ) ha dimostrato quali sono gli effetti dannosi e nocivi di questo gas maleodorante sulla salute pubblica. Le esposizioni all’H2S pur se basse possono causare problemi neurologici, affaticamento, debolezza, depressione, perdita della memoria, mal di testa, problemi di apprendimento, problemi alla vista, alla circolazione del sangue, svenimenti. L’esposizione quotidiana sembra essere anche correlata ad un incremento di aborti spontanei nelle donne in gestazione e ad un aumento dei danni neurologici nei bambini. Inoltre, in un “background genetico predisposto e con un debole sistema di auto‐cura del DNA, la presenza di idrogeno solforato può portare all’instabilità genomica e/o a mutazioni tipiche dei polipi adenomatosi spesso associati al cancro al colon”.

Box 1.                                                                                                                                                          I principali effetti sui bambini, a basse concentrazioni in atmosfera sono i seguenti:                0,01 ppm = Difetti neuro psicologici                                                                                                 0,1-1 ppm = ritardi verbali, problemi motori, problemi di coordinazione ad occhi chiusi, problemi di riconoscimento cromatico, debilitazione della presa manuale.                                   1-5 ppm = Disturbi all’equilibrio, Disturbi alla coordinazione, Disturbi nel riconoscimento cromatico, Debilitazione della presa manuale, Riflessi lenti.                                                             2-8 ppm = Malesseri, Irritabilità, Mal di testa, Insonnia, Nausea, Irritazione alla gola, Respiro affannato, Diarrea.                                                                                                                                 10 ppm = Irritazione agli occhi, Alterazioni chimiche nel sangue e nei muscoli.                              3 ppm = odore offensivo                                                                                                                   0,05 ppm = Soglia dell’attivazione dell’odorato.                                                                              Una concentrazione superiore a 100 ppm, di acido solfidrico, non essendo piu’ percettibile con i nostri sensi, perché desensibilizza l’odorato e diviene inodore, può causare la morte immediata del soggetto esposto.

Box 2                                                                                                                                                        Di seguito vengono riportati i principali effetti sull’uomo prodotti da concentrazioni crescenti di idrogeno solforato in atmosfera, valutati dalla Commissione americana per gli effetti medici e biologici degli inquinanti ambientali:                                                                                               0,05 ppm = soglia di attivazione dell’odorato                                                                                       3 ppm = odore offensivo                                                                                                                      50 ppm = soglia dei danni alla vista                                                                                                  100 ppm = paralisi olfattoria                                                                                                              300 ppm = edema polmonare, intossicazione acuta                                                                       500 ppm = danni al sistema nervoso, apnea                                                                                 1000 ppm = collasso, paralisi, morte immediata.

Alla luce di questi dati, vogliamo rendere nota la battaglia che Fortunato Currò ha combattuto a Milazzo, contro le aziende del petrolchimico. L’uomo, 50enne, stanco di doversi chiudere in casa per sfuggire agli odori nauseabondi emanati dalla raffineria, si rivolge ai giudici e denuncia la raffineria. Attraverso i suoi legali, Antonio Giardina e Roberto Di Pietro, chiede in sede civile un risarcimento dei danni patrimoniali e non, per un importo pari a 250 mila euro.  “Non chiedo solo il risarcimento del danno – dice – ma, soprattutto, un’azione inibitoria che faccia cessare questa situazione ormai insopportabile che minaccia il diritto alla salute sancito dalla Costituzione italiana (art. 32). Chi subisce questo stato di cose non deve necessariamente accusare una patologia conclamata e accertata da un certificato medico o da una cartella clinica. Gli odori condizionano la vita di ognuno di noi, sia in termini relazionali che di godimento della proprietà privata”.  L’iniziativa è stata condivisa anche da alcuni tecnici e da esponenti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ed è sostenuta politicamente dai Verdi, in particolare dal vice-coordinatore regionale Giuseppe Marano. Dopo l’azione di Currò, centinaia di cittadini stanno gia’ adottando la stessa strategia.

La Corte di Cassazione si è così espressa in passato sul danno morale: << Il danno morale soggettivo lamentato dalle persone che si trovano in una particolare situazione (in quanto abitano e/o lavorano in detto ambiente) e che provino in concreto di avere subito un turbamento psichico (sofferenza e patemi d’animo) di natura transitoria a causa dell’esposizione a sostanze inquinanti ed alle conseguenti limitazioni del normale svolgimento della loro vita, è risarcibile autonomamente anche in mancanza di una lesione all’integrità psicofisica (danno biologico) o di altro evento produttivo di danno patrimoniale, trattandosi di reato plurioffensivo che comporta, oltre all’offesa dell’ambiente ed alla pubblica incolumità, anche l’offesa ai singoli, pregiudicati nella loro sfera individuale (Disastro ambientale – danno morale risarcibile autonomamente – caso Seveso Cassazione civile SS.UU., sentenza 21.02.2002 n° 2515).

Anche noi Grilli Aretusei del Movimento 5 stelle di Siracusa ci schieriamo a fianco di tutti quei cittadini del quadrilatero industriale offesi in termini di salute, i quali non sono soggetti a respirare solo H2S, ma anche mercaptani, idrocarburi non metanici e idrocarburi policiclici aromatici, cioè tutti quegli inquinanti non ancora normati dall’attuale decreto (155/2010) sulla qualità dell’aria urbana.  Attualmente in Italia vengono monitorate solo quelle sostanze di origine da traffico veicolare o da riscaldamenti domestici. Si da molta importanza alla CO2, alla SO2 e ai biossidi di zolfo e all’ozono, piuttosto che agli idrocarburi policiclici aromatici, all’acido solfidrico e ai mercaptani prodotti quotidianamente dalle raffinerie. In poche parole e’ come se i tumori nella nostra provincia fossero causati soltanto dagli autoveicoli o dal fumo della sigaretta. Nello specifico e’ come se gli impianti del petrolchimico non avessero mai avuto nessun impatto nocivo sulla popolazione, malgrado i numerosi convegni scientifici organizzati dalla OMS nelle sedi opportune e gli incidenti rilevanti degli ultimi 10 anni.

E’ dal 1995 che si attende in Sicilia un piano di risanamento dell’aria, e le bonifiche dal 2005, insieme alla riconversione degli impianti. Ma nulla si è fatto e si vuole fare. Solo passerella politica. Ecco perche’ lo scorso 15 aprile il nostro portavoce all’Ars Stefano Zito ha presentato una interpellanza sullo scandalo della qualità dell’aria e l’aumento di tumori nella provincia di Siracusa, proponendo al presidente Crocetta e agli assessori all’Ambiente e alla Salute non solo la realizzazione di un piano di risanamento, visto che sono spariti 100 miliardi delle vecchie lire, bensi’ una Legge regionale ad hoc per fissare i limiti tabellari degli inquinanti di origine delle raffinerie. Ma attendiamo ancora risposte.

Vivere in un ambiente con un’aria pulita è di fondamentale importanza per la salute pubblica, poiché a maggiori livelli d’inquinamento atmosferico sono correlati incrementi evidenti patologie tumorali, cardiovascolari, respiratorie e cronico-degenerative. Studi sviluppati da fonti autorevoli come l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Dipartimento Epidemiologico della Regione Sicilia e numerose Universita’ italiane hanno evidenziato livelli di mortalità (specie tumorale) e di morbosità straordinariamente preoccupanti nelle aree a rischio siciliane. Nell’area di Augusta-Melilli-Priolo-Siracusa si è osservato un eccesso di patologie tumorali sia negli uomini che nelle donne. L’analisi delle singole sedi tumorali ha mostrato, negli uomini, una maggiore occorrenza di tumore del colon retto, del polmone e della pleura. Tra le patologie non tumorali sono stati osservati, sia negli uomini che nelle donne, eccessi di ricoveri per malattie cardiovascolari e per malattie respiratorie; per le malattie respiratorie acute l’eccesso è evidente anche nella mortalità. Negli uomini, si è osservato inoltre un eccesso di ricoveri per le malattie del rene (stato di salute della popolazione residente nelle aree ad elevato rischio ambientale e nei siti di interesse nazionale della sicilia analisi della mortalità (aa 1995-2000) e dei ricoveri ospedalieri).

Di recente l’OMS da la certezza che il petrolchimico uccide di cancro e che è un fallimento per l’occupazione e per l’ambiente. Tutto questo perché non si è mai attivato un piano di risanamento, le bonifiche, e soprattutto efficienti monitoraggi sanitari correlati a quelli ambientali (La Sicilia, venerdì 30 agosto 2013 pag. 27). Osservando i dati (2012) dell’Atlante sanitario sullo stato di salute delle popolazioni siciliane si evince che la prima causa di morte nella provincia di Siracusa sono le patologie cardiovascolari, la seconda i tumori, la terza le patologie respiratorie. E tali dati risultano essere superiore alla media nazionale.

Pertanto sono necessari interventi urgenti in grado di ridurre drasticamente la produzione e le immissione di sostanze tossico-nocive di derivazione industriale e questo lo si può effettuare con la realizzazione di strumenti di rilevamento h/24 e normative ad hoc rigide.

Ci chiediamo: a che serve che l‘Unione Europea promuova un “Programma d’Azione Comunitaria in materia di salute” (2008-2013), in cui si afferma che è indispensabile “concentrarsi sugli effetti sulla salute di determinanti più generali, di tipo ambientale, fra cui la qualità dell’aria negli interni e l’esposizione a sostanze chimiche tossiche”, se poi gli amministratori locali e quelli nazionali non provvedono ad emanare apposite direttive per la bonifica dell’ambiente e per il risanamento di condizioni di vita?

Nascere sani in una zona industriale come Melilli, Priolo, Augusta e Siracusa, in cui si erge e opera il più grande polo petrolchimico d’Europa, non è facile. Vivere in salute è ancora più difficile. Però migliorare la qualità della vita non è impossibile se si ha senso di responsabilità e legalità, onestà intellettuale e coscienza ecologica.

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